Comunicato Stampa | 24 novembre 2017

Bologna, 24/11/2017

L’ADI (Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca italiani) ha preso parte anche a Bologna, come in diverse città d’Italia, alla Giornata di Mobilitazione Nazionale del 24 novembre 2017 con ARTeD – CRNSU – FLC-CGIL – Rete29Aprile, partecipando attivamente alla manifestazione partita da Piazza San Francesco e conclusasi a Piazza Maggiore, con un momento di riflessione a più voci su temi di Università e Ricerca.

Sono intervenuti in Piazza Maggiore a Bologna la Flc Cgil Bologna, la Rete dei Ricercatori Precari, Link Bologna e noi di ADI Bologna.

ADI Bologna, in particolare, ha preso la parola per sottolineare la preoccupante precarietà della situazione attuale, contraddistinta da una grave deprivazione di fondi e prospettive future per molti giovani dottorandi e ricercatori precari, che pur forniscono ogni giorno all’Ateneo una ricerca di qualità altamente specializzata.
Il Coordinatore della sede bolognese, Niccolò Morelli, dottorando in Sociologia e ricerca sociale, ha dichiarato che è urgente richiedere alle Istituzioni di attuare delle politiche a favore di Università e Ricerca:

Occorre pianificare un rifinanziamento del dottorato, unitamente a un nuovo piano di reclutamento, eliminando il dottorato senza borsa, aumentando l’importo minimo delle borse, per arrivare a una meditata riforma del preruolo.

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Luisa e Luca portavoce dei Dottorandi e dei Dottori di ricerca Assegnisti per ADI Bologna e Mauro della Rete dei Precari Bologna

Luca Palmerini, assegnista di ricerca, socio ADI e membro AT Ricerca per ADI Bologna, ha levato la sua voce in rappresentanza degli assegnisti. È importante sensibilizzare l’opinione pubblica sul lavoro importante che gli assegnisti di ricerca svolgono all’interno dell’Università e allo stesso tempo per denunciare la loro condizione lavorativa precaria e a brevissimo termine, senza prospettive. Gli assegnisti di ricerca sono figure altamente formate. Il loro lavoro è prezioso: portano avanti la ricerca, pubblicano articoli scientifici, dando lustro ai propri dipartimenti. Scrivono progetti e bandi per ottenere fondi, gestiscono laboratori, eventi, conferenze e seminari, tengono lezioni, supervisionano tesisti e dottorandi e fanno molto altre attività importanti. A tutte le responsabilità che hanno gli assegnisti non corrisponde però un riconoscimento adeguato, a partire dalla forma contrattuale. Questi assegni infatti sono una tipologia di contratto che esiste solo in ambito di ricerca e non corrispondono ad un vero e proprio lavoro dal punto di vista contrattuale. Sono contratti brevi (di durata di qualche anno al massimo).

Questa situazione precaria non danneggia solo gli assegnisti, ma va anche a detrimento della qualità stessa della ricerca, che per essere efficace richiede tempi lunghi.

Se questo non bastasse, questi contratti brevi sommati tra loro non possono superare il limite di 6 anni, come previsto dalla legge Gelmini e dalle sue successive modifiche.

Nelle intenzioni teoriche in questi 6 anni gli assegnisti dovrebbero trovare posto in università con figure contrattuali più stabili ma questo non avviene per la carenza di fondi e opportunità.

Molti giovani rischiano quindi di essere espulsi dall’ambiente universitario dopo anni di lavoro di ricerca (perché essere assegnista di ricerca, a prescindere dal contratto, è un lavoro) ed impegno. Questo limite quindi fa uscire dall’università personale altamente qualificato, con una formazione pagata da tutti i cittadini italiani.

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Sondaggio di ADI Bologna sulla situazione emergenziale degli Assegnisti di Ricerca che lavorano presso l’Università di Bologna – dati aggiornati al 24 novembre 2017

Riguardo al limite di 6 anni, abbiamo condiviso durante la manifestazione i dati ottenuti tramite un sondaggio che abbiamo fatto a cui per ora hanno risposto in 294 (il 26% degli assegnisti dell’università di Bologna).

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Sondaggio di ADI Bologna sulla situazione emergenziale degli Assegnisti di Ricerca che lavorano presso l’Università di Bologna – la raccolta data proseguirà fino a fine anno

Ebbene, il 23% dei rispondenti al sondaggio arriverà a questo limite dei 6 anni entro un anno, il 43% dei rispondenti entro 2 anni. Questi assegnisti che attualmente lavorano all’università di Bologna rischiano di essere espulsi dal sistema universitario. Chiediamo di agire per risolvere questa situazione insostenibile e per questo abbiamo partecipato alla manifestazione.

L’ADI condivide a livello nazionale la piattaforma del 24 novembre e le istanze pronunciate dai rappresentanti delle altre associazioni presenti; è necessario scendere in piazza per osservare i diversi volti della precarietà, ascoltarne le voci e pensare assieme a un nuovo piano per restituire dignità a Università e Ricerca.

 

L’ADI Bologna vigilerà affinché le dichiarazioni del Magnifico Rettore fatte durante l’inaugurazione dell’anno accademico siano mantenute perché oltre alle promesse servono iniziative concrete dentro l’Ateneo e a livello nazionale.

Adi Bologna

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Giornata di mobilitazione Nazionale | 24 Novembre 2017

Cari colleghi,

vi invitiamo come ADI a prendere parte alla giornata di mobilitazione nazionale di venerdì 24 novembre per il riscatto dell’università e della ricerca pubbliche.

In che modo?

Prendere parte alle iniziative che si svolgeranno negli atenei di tutta Italia.

A Bologna l’incontro è previsto per le ore 9.00 in Piazza San Francesco e terminerà alle ore 12.00 in Piazza Maggiore: al temine ci sarà momento di discussione e riflessione da parte di tutte le associazioni partecipanti per spiegare perché sosteniamo la piattaforma di questa mobilitazione.

Contro la continua sottrazione di risorse, chiusura dei canali del reclutamento e deprivazione di prospettive per migliaia di dottorandi e ricercatori precari come noi, è ora di prendere parola e rimettere i nostri diritti e il nostro futuro al centro del dibattito pubblico.

Chiediamo un reale cambiamento di rotta nelle politiche su Università e ricerca, a cominciare da un rifinanziamento complessivo del dottorato di ricerca, l’aumento dell’importo minimo della borsa, l’abolizione delle tasse e il superamento del dottorato senza borsa, un piano di reclutamento pluriennale da realizzarsi unitamente a una RIFORMA DEL PRERUOLO che ponga fine alla precarizzazione continua delle nostre vite.

Soltanto prendendo parola e facendoci sentire, tutti insieme, possiamo ambire a restituire all’Università e alla Ricerca pubbliche la dignità che meritano, insieme a quella di chi ci lavora e la fa vivere ogni giorno.

Un caro saluto,

ADI Bologna

3 modeste proposte per migliorare il piano di reclutamento previsto dal governo

Venerdì 10 novembre ADI e altre quattro organizzazioni rappresentative dei personale universitario, ARTeD, CRNSU, Rete29Aprile e FLC-CGIL, hanno inviato alle competenti commissioni di Camera e Senato una serie di proposte volte a rafforzare e migliorare il piano di reclutamento di 1600 ricercatori proposto dal governo nel “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020” (DDL S.2690 in esame nelle commissioni del Senato).

Le nostre proposte mirano ad ampliare il piano di reclutamento, a stanziare risorse aggiuntive per un piano di reclutamento a regime e pluriennale e a rivedere i criteri di assegnazione degli RTDb, in maniera tale che le università che hanno subito le maggiori perdite di personale negli scorsi anni non siano ulteriormente penalizzate.

ADI, ARTeD, CRNSU, Rete29Aprile e FLC attendono con fiducia un riscontro positivo alle loro proposte da parte di tutte le forze politiche.

Qui di seguito il testo inviato ai deputati e ai senatori con le proposte delle cinque organizzazioni.


PROPOSTE UNITARIE DI EMENDAMENTO SUL RECLUTAMENTO

ADI – ARTeD – CRNSU – Rete29Aprile – FLC-CGIL

Le sottoscritte organizzazioni, rappresentative dei precari della ricerca, dei dottorandi e dei ricercatori e docenti strutturati, propongono i seguenti emendamenti alla Legge di Stabilità 2017:

1. Ampliamento del piano di reclutamento di RTDb

Tenendo conto che nel corso del 2017 oltre 1700 docenti di ruolo degli Atenei italiani sono andati in pensione, e che almeno altrettanti pensionamenti sono previsti nel corso del prossimo anno, risulta evidente che i circa 1300 RTDb del piano di reclutamento attualmente previsti non sono assolutamente sufficienti a rispondere alle esigenze di personale.

Considerando inoltre l’elevato numero di ricercatori precari nelle Università, oltre 40.000, che sono da anni in attesa di una stabilizzazione, si propone di utilizzare la quota di bilancio annuale già impegnata per le cosiddette cattedre “Natta” (fortunatamente mai partite) per rendere più efficace il piano di reclutamento dei ricercatori di tipo “b”, passando da circa 1300 posizioni a circa 2500, o per ripetere un simile contingente per un secondo anno.

Si tratterebbe di un provvedimento assolutamente a costo zero ma dal grande significato politico, e rappresenterebbe per noi il segno di una reale volontà di imprimere un reale cambio di rotta nelle politiche su Università e Ricerca. Duplice perché risponderebbe a una richiesta largamente condivisa da tutte le associazioni del mondo universitario, con la cancellazione di un provvedimento, quello delle Cattedre Natta, che è stato bersaglio di unanimi e argomentate critiche.

Proposta di emendamento:

«Le risorse del fondo speciale denominato «Fondo per le cattedre universitarie del merito Giulio Natta» di cui all’articolo 1, comma 207, della legge della legge 28 dicembre 2015, n. 208 sono trasferite stabilmente al Fondo del finanziamento ordinario delle università, nella misura di 75 milioni di euro all’anno a decorrere dal 2018, con vincolo di destinazione per l’assunzione di ricercatori di cui all’articolo 24, comma 3, lettera b), della legge 30 dicembre 2010, n. 240, e per il conseguente eventuale consolidamento nella posizione di professore di seconda fascia. L’assegnazione alle singole università dei fondi di cui al comma precedente è effettuata, entro trenta giorni dall’approvazione della presente legge, con decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ai sensi dell’articolo 1, commi 248 e 249, della legge 28 dicembre 2015, n. 208.».

2. Assegnazione degli RTDb previsti dal piano di reclutamento

Il piano di reclutamento di RTDb previsto nella legge finanziaria 2015 ha portato ad un’assegnazione molto dei disuniforme dei ricercatori tra i vari Atenei, con una generale preferenza degli Atenei del centro-nord nei confronti del sud del paese. Il reclutamento di giovani ricercatori dovrebbe immettere nuova linfa nelle Università italiane: qualsiasi forma di reclutamento su base “premiale”, a prescindere dai criteri impiegati, è contraria al ruolo culturale e sociale dell’istruzione superiore.

Proposta:

Si propone, pertanto, di eliminare all’art 56 del DDL ogni riferimento ai risultati della VQR quale criterio per l’assegnazione degli RTDb previsti dal piano straordinario di reclutamento, e che tale assegnazione sia realizzata in modo da compensare la perdita di personale di ruolo che ogni Ateneo ha subito negli ultimi dieci anni (periodo 2008-2017).

3. Risorse aggiuntive per un piano di finanziamento pluriennale

Per rispondere in modo ancora più efficace alle problematiche di organico dei nostri atenei, che hanno perso dal 2008 circa 15.000 docenti e ricercatori di ruolo, si richiede che le risorse stanziate all’art. 121 della Legge 11 Dicembre 2016, n. 232, a decorrere dal 2018 siano impiegate per un piano di reclutamento pluriennale di RTDb nelle Università e per l’implementazione di adeguate misure a sostegno del diritto allo studio.

Proposta di emendamento:

«Le risorse stanziate all’art. 121 della Legge 11 Dicembre 2016, n. 232, sono trasferite stabilmente al Fondo del finanziamento ordinario delle università, nella misura di 75 milioni di euro all’anno a decorrere dal 2018, con vincolo di destinazione per l’assunzione di ricercatori di cui all’articolo 24, comma 3, lettera b), della legge 30 dicembre 2010, n. 240, e per il conseguente eventuale consolidamento nella posizione di professore di seconda fascia. Le ulteriori risorse stanziate all’art. 121 della Legge 11 Dicembre 2016, nella misura di 39,3 milioni di euro per il 2018, di 61,5 milioni di euro per il 2019, di 37,1 milioni di euro per il 2020, di 47,1 milioni di euro per il 2021, di 58,6 milioni di euro per il 2022 e di 65,3 milioni di euro a decorrere dal 2023 per ciascun anno, sono attribuite al MIUR con destinazione vincolata al sostegno del diritto allo studio. L’assegnazione alle singole università dei fondi di cui al comma precedente è effettuata, entro trenta giorni dall’approvazione della presente legge, con decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ai sensi dell’articolo 1, commi 248 e 249, della legge 28 dicembre 2015, n. 208.».

ADI – Associazione Dottorandi e dottori di ricerca Italiani

ARTeD – Associazione dei Ricercatori a Tempo Determinato

CRNSU – Coordinamento Ricercatori Non Strutturati Universitari

FLC-CGIL – Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL

Rete 29 Aprile – Associazione Docenti e Ricercatori Universitari

PAGINA UFFICIALE DELLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE – 24 NOVEMBRE 2017

Incontro Prorettore per la Ricerca & ARIC

Oggi il gruppo Coordinamento ADI Bologna ha incontrato il Prorettore per la Ricerca prof. Antonino Rotolo e la responsabile ARIC Ing. Ilaria Pagliarini.  L’incontro è durato tre ore e mezzo ed è stato oggettivamente estenuante, ma ricco di contenuti e di lavoro. Procedendo per punti, di seguito il report finale:

Fondo del 10%

l’Art.14 c.10 del Regolamento d’Ateneo in materia di Dottorato di Ricerca stabilisce che “Le Strutture dell’Università devono garantire, per ogni dottorando, a qualunque titolo iscritto ad un corso di dottorato, a decorrere dal secondo anno, la disponibilità di un budget di importo non inferiore al 10% dell’importo della borsa di studio di cui al comma 6. Tale budget, finalizzato a finanziare i costi connessi allo svolgimento dell’attività di ricerca in Italia e all’estero e adeguato alla tipologia del corso, è gestito dai Dipartimenti.”, nella pratica, molti dottorandi non riescono ad accedere a tali fondi poiché, a seguito della presentazione della domanda, spesso gli uffici competenti rispondono che i fondi non sono disponibili o che sono da ricercarsi nei budget per la ricerca intestati ai docenti supervisori. Vorremmo, pertanto, che ci fosse una uniformità procedurale e che l’Ateneo si impegnasse a mandare una circolare a tutti i Dipartimenti informandoli sul corretto iter da seguire, in modo da rendere il fondo del 10% un diritto realmente fruibile da parte di tutti i dottorandi.

L’accordo a cui si è giunti è il seguente: vista l’impossibilità di definire linee guida adeguate e applicabili all’interno di tutti i Corsi di Dottorato di ricerca, questione che verrà comunque posta in essere nel corso della nuova ma non imminente revisione del “Regolamento in materia di Dottorato di Ricerca”, in occasione del prossimo incontro di Dicembre con i Coordinatori di Dottorato e con i Direttori di Dipartimento, Il Prorettore per la ricerca si premurerà di ricordare che qualsiasi tetto di spesa inferiore a quella prevista dal fondo del 10% destinato ai dottorandi (ovvero 2727 euro) è da considerarsi grave violazione del Regolamento del corso di Dottorato.

In vista della revisione del regolamento, nei prossimi mesi verrà avviata una riflessione sia in merito all’intestazione del fondo (che potrà essere individuato o nel Dipartimento o nella figura del Tutor) sia sulla necessità dei singoli Collegi di Dottorato di definire una regolamentazione trasparente in merito alle tipologie di attività/materiali per le quali il Dottorando possa chiedere il rimborso all’interno della propria quota del 10%.  Le modalità di assegnazione, spesa e rendicontazione del budget del 10% dei dottorandi sono state anche richieste dal Ministero, ragione in più per rendere questi processi più definiti e trasparenti.

Il Prorettore per la ricerca si è mostrato disponibile a parlare con i Dipartimenti e i Coordinatori per vigilare che non vi siano violazioni del Regolamento e ADI Bologna si impegnerà a segnalare eventuali casi di inadempienza.

Rappresentanza

attualmente i dottorandi sono rappresentati solo nei Collegi di Dottorato e, solo se candidati all’interno delle liste studentesche, anche in Consiglio del Dipartimento a cui afferiscono. Questo crea, tuttavia, non poche difficoltà, in quanto alcune questioni nevralgiche, tra cui il numero di borse disponibili o i fondi per le attività didattiche (come, ad esempio, quelli utilizzati per l’acquisto dei software di ricerca), vengono discusse in sede di Consiglio di Dipartimento, cui raramente i dottorandi possono accedere. Inoltre, anche in merito alle problematiche di Ateneo inerenti al dottorato (come la didattica trasversale o i fondi per i periodi all’estero) il luogo di discussione privilegiato risulta essere il Senato Accademico, dove attualmente i dottorandi non sono rappresentati. Vorremmo, pertanto, poter aprire un confronto con l’Ateneo per arrivare ad avere dei rappresentanti dei dottorandi in tutti gli organi preposti alle discussioni e alle decisioni in merito al dottorato.

Su questo punto, c’è stata molta cautela da parte del Prorettore poiché non si reputa possibile, allo stato attuale, avere un rappresentante dei Dottorandi all’interno del Senato Accademico. Un’azione di questa portata dovrebbe essere peraltro preceduta dalla modifica dello Statuto di Ateneo, comportando l’aumento dei membri da 35 a 36.

In questo contesto si è anche aperta la discussione su come sia da inquadrare effettivamente un Dottorando, il Prorettore, in linea con il Ministero, ritiene il Dottorando uno studente. Infatti Il Dottorato di ricerca è infatti definito dal Decreto 22/10/04, n. 270  come “un grado/titolo universitario di 3° ciclo, di natura accademica, rilasciato al completamento di un corso di dottorato che consiste essenzialmente in un progetto di ricerca avanzata, sviluppato in modo individuale e indipendente dai singoli studenti con la supervisione di un docente appositamente nominato a svolgere funzioni di tutor”; per questo si ritiene che sia auspicabile un dialogo tra ADI Bologna e Senatori degli Studenti presenti in Senato Accademico.

In materia di Rappresentanza interna ai Dipartimenti è preferibile attendere le linee guida dettate dalla prossima Riforma.

All’interno dei Collegi di Dottorato, la rappresentanza esiste ma non è uniformemente strutturata, esistono Corsi di Dottorato in cui non ci sono rappresentanti, altri in cui sono presenti più di due rappresentanti e altri ancora in cui ogni Ciclo di Dottorato ha nominato internamente il proprio (in vista della modifica del Regolamento, forse quest’ultima soluzione è auspicabile).

Si ritiene auspicabile la presenza di Rappresentanti dei Dottorandi all’interno dei Collegi dei Campus, dove ad oggi non sono previsti.

Per quanto riguarda la presentazione delle nostre posizioni in Senato, come ADI Bologna, ci muoveremo con gli studenti e con e i tecnici amministrativi per chiedere loro un Senatore (secondo lo Statuto di Ateneo aggiornato al D.R. n. 739/2017 i rappresentanti degli studenti devono essere in numero di 6, mentre per i TA ne sono previsti 3);

Riconoscimento come associazione studentesca

in qualità di ADI Bologna, al momento incontriamo delle difficoltà nel promuovere delle iniziative per dottorandi, dottori di ricerca e per tutta la cittadinanza (per esempio: una giornata di accoglienza per i nuovi dottorandi, iniziative multidisciplinari sulla ricerca, iniziative culturali). Infatti, i bandi attualmente preposti dall’Ateneo per questo tipo di attività sono a beneficio delle associazioni studentesche, ma non sempre emerge chiaramente se e in che modo gli studenti di dottorato possano partecipare a questi bandi. Noi riteniamo importante che i dottorandi abbiano la possibilità di associarsi, per poter garantire una dimensione comunitaria e di crescita extra-curriculare agli studi di dottorato. Anche su questo, è nostra intenzione avviare con l’Ateneo un confronto che porti a un riconoscimento formale delle associazioni dei dottorandi.

Il Prorettore per la ricerca si impegna a parlarne con il Rettore e il Vicario e ritiene che ci siano i presupposti per avere tale riconoscimento senza troppi impedimenti.

Aggiornamento: rispetto all’incontro avuto con il pro-Rettore, siamo stati contattati dagli uffici competententi e ci è stata data la possibilità di farci riconoscere come associazione studentesca, previa la presentazione di 100 firme tra i dottorandi. A breve inizieremo la procedura di accreditamento.

Possibilità di accedere ai corsi “AlmaEnglish”

ai dottorandi è preclusa la possibilità di iscriversi ai corsi “AlmaEnglish” creati dal Centro Linguistico di Ateneo e attualmente riservati agli studenti che frequentano un corso di laurea all’Università di Bologna. Vorremmo porre l’attenzione su questa esclusione, in quanto i dottorandi sono equiparati a studenti dall’ordinamento italiano e come gli altri studenti sono tenuti a pagare una tassa annuale per il diritto allo studio. Per questo motivo chiediamo che, in virtù dello status di studenti, venga concessa anche ai dottorandi la possibilità di accedere ai corsi “AlmaEnglish”.

Visto e considerato lo status di Studente che il Prorettore ci riconosce, ritiene legittima e giusta la nostra richiesta sull’accesso dei Dottorandi al programma “AlmaEnglish” gratuitamente. Tuttavia, tale manovra, se attuata, potrebbe non essere esente da ricadute sui Dottorandi stessi. Si ritiene quindi necessaria una simulazione di stabilità sul budget di Ateneo previsto per i Dottorandi.

Il Prorettore si è impegnato ad avere una prima proiezione dei dati di tale simulazione all’interno del bilancio 2018, quindi non nell’immediato ma comunque nel breve periodo.

Corsi di formazione per l’acquisizione e lo sviluppo di competenze trasversali

molti dottorandi hanno sollevato dei dubbi riguardo all’organizzazione dei corsi trasversali organizzati da alcuni Settori universitari, come AFORM e APOS. Solitamente questi corsi sono obbligatori e hanno sede a Bologna. In più, date e orari dei suddetti corsi vengono comunicati con poco preavviso. Tutto questo rende difficile, per i dottorandi fuori sede e per quanti afferiscono ai Poli Romagnoli, pianificare eventuali trasferte. Inoltre, il poco preavviso non permette ai dottorandi che hanno già impegni istituzionali di poter essere presenti ai corsi, anche perché non sono, di solito, previste giornate di recupero. Vorremmo quindi proporre un riassetto dell’organizzazione di questi corsi.

Il Prorettore per la ricerca si è dichiarato consapevole delle polemiche che ha scatenato il corso organizzato quest’anno. La spiegazione che ci è stata fornita in merito al fatto che tali corsi siano stati obbligatori ed erogati al secondo e al terzo anno è da addursi alle direttive ministeriali che ne imponevano l’erogazione sin dal XXX Ciclo. Poiché tale Ciclo è quello in uscita, è stata necessaria questa fase di transizione per evitare di essere inadempienti rispetto alle leggi ministeriali.

Con ARIC, presente nella persona dell’Ing. Ilaria Pagliarini, si sta pensando di rimodulare la proposta formativa, sia nei contenuti sia nelle modalità di erogazione. Probabilmente questi corsi verranno erogati entro i primi due anni del Corso di Dottorato, come ADI crede più opportuno. Inoltre, vista la peculiarità dell’Ateneo di essere un multi-campus si è pensato a una modalità di erogazione on-line con la possibilità di utilizzare la piattaforma e-learning o BOOK, la nuova piattaforma dei corsi online dell’Alma Mater.

Accesso al FIT

il Dottorato di Ricerca è considerato il più alto grado di istruzione che è possibile ottenere in ambito universitario. Per sancire ciò, il Decreto Legislativo 59/2017, all’art. 3, comma 7, prevede che il MIUR si impegni a garantire una adeguata valorizzazione del titolo di dottore di ricerca per quanto riguarda l’accesso al percorso di formazione e tirocinio (FIT), riconoscendo di fatto l’alto livello formativo ottenuto dal dottore di ricerca. L’ADI Bologna ritiene che facilitare l’accesso alla carriera di insegnante per i dottori di ricerca rappresenti un miglioramento per il sistema scolastico nazionale, in quanto questo si avvarrebbe di personale docente didatticamente esperto e che conosce le dinamiche che sottendono alla comunità scientifica internazionale, avendo in molti casi trascorso uno o più periodi di studio e ricerca in atenei esteri europei ed extraeuropei. A questo proposito, l’ADI vorrebbe agire per il facilitare l’ingresso dei dottori di ricerca al FIT, magari attraverso la possibilità, per i dottorandi, di conseguire i 24 crediti antro-psico-pedagogici a titolo gratuito (in quanto studenti dell’Università) all’interno del proprio Piano di Studi. Poiché, attualmente, il Regolamento in materia di Dottorato di Ricerca dell’Università di Bologna non permette ai dottorandi di conseguire esami, si potrebbe ipotizzare una deroga per l’acquisizione dei soli 24 crediti legati al requisito di accesso al percorso FIT o il riconoscimento di tali crediti secondo modalità da potersi definire in maniera condivisa.

Su questo punto ci sono ancora molte perplessità. Il tema è particolarmente complesso perché manca una normativa nazionale di riferimento. Tuttavia, alcuni Atenei hanno già deliberato in merito. I 24 crediti sono necessari per l’accesso al prossimo concorso 2018, quindi è necessaria una delibera in merito al Riconoscimento di tali crediti per i Dottorandi in corso, ipotizzando anche una fase transitoria per il XXX ciclo.

Il DM 616/17 prevede che per gli studenti iscritti ai corsi di studio che accedono, contemporaneamente, agli insegnamenti dei percorsi formativi utili al conseguimento dei 24 CFU, la durata normale del corso di studio frequentato venga aumentata di un semestre. Lo stesso DM all’Art.4 c.1 specifica che “Non è dovuta alcuna contribuzione per l’acquisizione dei crediti curricolari e aggiuntivi, presso le istituzioni statali.”

PhD Day

ADI Bologna, viste e riscontrate le difficoltà di molti Dottorandi in Tema di Dottorato di ricerca e Regolamento, lo scorso 02 ottobre 2017 proponeva ad ARIC un incontro per poter parlare di un PhD Day nel quale poter informare le nuove matricole in materia di Dottorato di Ricerca, in merito a diritti e doveri del Dottorando e al funzionamento del Corso di Dottorato. La collaborazione con ARIC, e il conseguente patrocinio di UniBo, avrebbe dato visibilità all’ADI Bologna. ARIC rispondeva in maniera positiva programmando un incontro con ADI Bologna tenutosi lo scorso 06 ottobre 2017. A tale incontro era presente l’Ing. Ilaria Pagliarini e la responsabile internazionalizzazione.

Dopo la nostra presentazione in merito all’articolazione del PhD Day riguardo tempi e contenuti previsti per l’incontro, ARIC si dichiara interessata e molto favorevole all’iniziativa ma afferma anche che la principale difficoltà dell’ufficio risiede nella mancanza di personale per poter far fronte all’organizzazione di un evento che, posti questi termini, si rivela essere molto gravoso sia a livello organizzativo che a livello economico. Inoltre specifica perplessità sull’ “istruzione” delle matricole in merito a un Regolamento che sarà sicuramente aggiornato nel tempo, specificando che essendo ARIC garante dell’Ateneo in materia di Regolamento di Dottorato un intervento di questo tipo non deve essere preso con leggerezza. Infine mostra anche molte perplessità sulla data che ADI Bologna proponeva (inizio Novembre) in quanto probabilmente infattibile vista la mancanza di personale e in previsione dell’arrivo dei Dottorandi provenienti dall’estero. A fine incontro si proponeva un aggiornamento a seguito di un possibile colloquio con il Settore Eventi di UniBo per varare una possibile co-organizzazione dell’evento. Se l’esito fosse stato contrario, ADI Bologna, poteva comunque procedere con l’iniziativa a livello associativo.

Il Prorettore si mostra molto interessato, ma emergono le stesse perplessità già sollevate da ARIC: tempi troppo corti, invitare le matricole vorrebbe dire prevedere più di 400 persone, con la conseguente difficoltà di trovare una location adeguata al numero previsto. Tra i vari problemi si riscontrano quelli sulla sicurezza, sull’erogazione dei contenuti (da prevedersi sia in italiano sia in lingua inglese), sul budget e infine la questione Multi-Campus.  Nonostante la necessità di coinvolgere tutti i Dottorandi, l’organizzazione di un evento a Bologna obbligherebbe i Dottorandi dei Poli a spostarsi in una sede diversa dal proprio campus: secondo il Prorettore per la ricerca tale soluzione non è tra le più auspicabili.

Alla luce di questi fattori il Prorettore, seppur entusiasta dell’iniziativa, non può pronunciarsi in merito alla fattibilità dell’evento ma si ripromette di parlarne con il Rettore e il Vicario al fine di valutare la possibilità di organizzare un Welcome Day per i Dottorandi, in futuro.

ADI Bologna ha quindi proposto un incontro autonomo con i Dottorandi di tutti i Cicli in corso. Il Prorettore si è reso disponibile a prendere la parola in merito a tale iniziativa per parlare di Dottorato e prospettive sulla Ricerca in Unibo. Questo tipo di iniziativa dovrà essere presa in carico unicamente da ADI Bologna, escludendo il coinvolgimento di ARIC. L’Ing. Ilaria Pagliarini, se vorrà, dare la propria disponibilità per presentare il “Regolamento in materia di corso di dottorato” vigente. Questo evento, potrebbe costituire una fase transitoria che veicolerà l’organizzazione dei successivi PhD Day e/o Welcome Day, se si riuscirà a realizzarne, in futuro. Per quest’anno, tuttavia, non potrà essere fatto se non nei periodi di interruzione delle lezioni (gennaio/febbraio o maggio), in quanto le uniche Aule utilizzabili, visti i numeri, potrebbero essere solo le Aule A o B di Via Belmeloro, impegnate per la didattica frontale durante il periodo delle lezioni. Nel rispetto delle norme su sicurezza, tale evento dovrà essere preceduto da iscrizione online fino ad esaurimento posti dell’Aula.

Probabilmente ADI Bologna organizzerà in maniera indipendente un PhD Day entro dicembre, rivolto alle sole matricole del XXXIII Ciclo.

Offerta Formativa dei Corsi di Dottorato

il Prorettore si è dimostrato molto interessato ad indagare sulle lacune nell’offerta formativa dei singoli Corsi di Dottorato di Ricerca. Ha deciso di introdurre uno strumento valutativo sull’offerta formativa, da svolgersi annualmente secondo modalità analoga alla valutazione fatta per i singoli Corsi all’interno delle Lauree Magistrali e Specialistiche.

I risultati di questi questionari sull’offerta didattica potranno incidere sulla destinazione dei fondi ai singoli Dipartimenti e daranno informazioni utili per meglio strutturare l’offerta formativa delle attività trasversali e la loro erogazione, con l’intenzione di cercare di attenuare la disparità tra Dipartimenti. Vi sono infatti Corsi di Dottorato virtuosi con un’offerta formativa consolidata rispetto ad altri che hanno più difficoltà a creare un’offerta formativa adatta al carattere di estrema multidisciplinarietà che li caratterizza; il fine è riuscire ad avere buoni margini di miglioramento nella formazione per i prossimi anni.

 

Bologna, 18 ottobre 2017

Il gruppo Coordinamento ADI Bologna

Dettaglio degli argomenti proposti per incontro con il Prorettore per la Ricerca & ARIC

Fondo del 10%

l’art 14 comma 10 del Regolamento d’Ateneo in materia di Dottorato di Ricerca stabilisce che “Le Strutture dell’Università devono garantire, per ogni dottorando, a qualunque titolo iscritto ad un corso di dottorato, a decorrere dal secondo anno, la disponibilità di un budget di importo non inferiore al 10% dell’importo della borsa di studio di cui al comma 6. Tale budget, finalizzato a finanziare i costi connessi allo svolgimento dell’attività di ricerca in Italia e all’estero e adeguato alla tipologia del corso, è gestito dai Dipartimenti.”, nella pratica, molti dottorandi non riescono ad accedere a tali fondi poiché, a seguito della presentazione della domanda, spesso gli uffici competenti rispondono che i fondi non sono disponibili o che sono da ricercarsi nei budget per la ricerca intestati ai docenti supervisori. Vorremmo, pertanto, che ci fosse una uniformità procedurale e che l’Ateneo si impegnasse a mandare una circolare a tutti i Dipartimenti informandoli sul corretto iter da seguire, in modo da rendere il fondo del 10% un diritto realmente fruibile da parte di tutti i dottorandi.

Rappresentanza

attualmente i dottorandi sono rappresentati solo nei Collegi di Dottorato e, solo se candidati all’interno delle liste studentesche, anche in Consiglio del Dipartimento a cui afferiscono. Questo crea, tuttavia, non poche difficoltà, in quanto alcune questioni nevralgiche, tra cui il numero di borse disponibili o i fondi per le attività didattiche (come, ad esempio, quelli utilizzati per l’acquisto dei software di ricerca), vengono discusse in sede di Consiglio di Dipartimento, cui raramente i dottorandi possono accedere. Inoltre, anche in merito alle problematiche di Ateneo inerenti al dottorato (come la didattica trasversale o i fondi per i periodi all’estero) il luogo di discussione privilegiato risulta essere il Senato Accademico, dove attualmente i dottorandi non sono rappresentati. Vorremmo, pertanto, poter aprire un confronto con l’Ateneo per arrivare ad avere dei rappresentanti dei dottorandi in tutti gli organi preposti alle discussioni e alle decisioni in merito al dottorato.

Riconoscimento come associazione studentesca

in qualità di Adi Bologna, al momento incontriamo delle difficoltà nel promuovere delle iniziative per dottorandi, dottori di ricerca e per tutta la cittadinanza (per esempio: una giornata di accoglienza per i nuovi dottorandi, iniziative multidisciplinari sulla ricerca, iniziative culturali). Infatti, i bandi attualmente preposti dall’Ateneo per questo tipo di attività sono a beneficio delle associazioni studentesche, ma non sempre emerge chiaramente se e in che modo gli studenti di dottorato possano partecipare a questi bandi.Noi riteniamo importante che i dottorandi abbiano la possibilità di associarsi, per poter garantire una dimensione comunitaria e di crescita extra-curriculare agli studi di dottorato. Anche su questo, è nostra intenzione avviare con l’Ateneo un confronto che porti a un riconoscimento formale delle associazioni dei dottorandi.

Possibilità di accedere ai corsi AlmaEnglish

ai dottorandi è preclusa la possibilità di iscriversi ai corsi “AlmaEnglish” creati dal Centro Linguistico di Ateneo e attualmente riservati agli studenti che frequentano un corso di laurea all’Università di Bologna. Vorremmo porre l’attenzione su questa esclusione, in quanto i dottorandi sono equiparati a studenti dall’ordinamento italiano e come gli altri studenti sono tenuti a pagare una tassa annuale per il diritto allo studio. Per questo motivo chiediamo che, in virtù dello status di studenti, venga concessa anche ai dottorandi la possibilità di accedere ai corsi “AlmaEnglish”.

Corsi di formazione per l’acquisizione e lo sviluppo di competenze trasversali

molti dottorandi hanno sollevato dei dubbi riguardo all’organizzazione dei corsi trasversali organizzati da alcuni Settori universitari, come AFORM e APOS. Solitamente questi corsi sono obbligatori e hanno sede a Bologna. In più, date e orari dei suddetti corsi vengono comunicati con poco preavviso. Tutto questo rende difficile, per i dottorandi fuori sede e per quanti afferiscono ai Poli Romagnoli, pianificare eventuali trasferte. Inoltre, il poco preavviso non permette ai dottorandi che hanno già impegni istituzionali di poter essere presenti ai corsi, anche perché non sono, di solito, previste giornate di recupero. Vorremmo quindi proporre un riassetto dell’organizzazione di questi corsi.

Accesso al FIT

il Dottorato di Ricerca è considerato il più alto grado di istruzione che è possibile ottenere in ambito universitario. Per sancire ciò, il Decreto Legislativo 59/2017, all’art. 3, comma 7, prevede che il MIUR si impegni a garantire una adeguata valorizzazione del titolo di dottore di ricerca per quanto riguarda l’accesso al percorso di formazione e tirocinio (FIT), riconoscendo di fatto l’alto livello formativo ottenuto dal dottore di ricerca. L’ADI Bologna ritiene che facilitare l’accesso alla carriera di insegnante per i dottori di ricerca rappresenti un miglioramento per il sistema scolastico nazionale, in quanto questo si avvarrebbe di personale docente didatticamente esperto e che conosce le dinamiche che sottendono alla comunità scientifica internazionale, avendo in molti casi trascorso uno o più periodi di studio e ricerca in atenei esteri europei ed extraeuropei. A questo proposito, l’ADI vorrebbe agire per il facilitare l’ingresso dei dottori di ricerca al FIT, magari attraverso la possibilità, per i dottorandi, di conseguire i 24 crediti antro-psico-pedagogici a titolo gratuito (in quanto studenti dell’Università) all’interno del proprio Piano di Studi. Poiché, attualmente, il Regolamento in materia di Dottorato di Ricerca dell’Università di Bologna non permette ai dottorandi di conseguire esami, si potrebbe ipotizzare una deroga per l’acquisizione dei soli 24 crediti legati al requisito di accesso al percorso FIT o il riconoscimento di tali crediti secondo modalità da potersi definire in maniera condivisa.

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Adi Bologna