Comunicato Stampa | 24 novembre 2017

Bologna, 24/11/2017

L’ADI (Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca italiani) ha preso parte anche a Bologna, come in diverse città d’Italia, alla Giornata di Mobilitazione Nazionale del 24 novembre 2017 con ARTeD – CRNSU – FLC-CGIL – Rete29Aprile, partecipando attivamente alla manifestazione partita da Piazza San Francesco e conclusasi a Piazza Maggiore, con un momento di riflessione a più voci su temi di Università e Ricerca.

Sono intervenuti in Piazza Maggiore a Bologna la Flc Cgil Bologna, la Rete dei Ricercatori Precari, Link Bologna e noi di ADI Bologna.

ADI Bologna, in particolare, ha preso la parola per sottolineare la preoccupante precarietà della situazione attuale, contraddistinta da una grave deprivazione di fondi e prospettive future per molti giovani dottorandi e ricercatori precari, che pur forniscono ogni giorno all’Ateneo una ricerca di qualità altamente specializzata.
Il Coordinatore della sede bolognese, Niccolò Morelli, dottorando in Sociologia e ricerca sociale, ha dichiarato che è urgente richiedere alle Istituzioni di attuare delle politiche a favore di Università e Ricerca:

Occorre pianificare un rifinanziamento del dottorato, unitamente a un nuovo piano di reclutamento, eliminando il dottorato senza borsa, aumentando l’importo minimo delle borse, per arrivare a una meditata riforma del preruolo.

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Luisa e Luca portavoce dei Dottorandi e dei Dottori di ricerca Assegnisti per ADI Bologna e Mauro della Rete dei Precari Bologna

Luca Palmerini, assegnista di ricerca, socio ADI e membro AT Ricerca per ADI Bologna, ha levato la sua voce in rappresentanza degli assegnisti. È importante sensibilizzare l’opinione pubblica sul lavoro importante che gli assegnisti di ricerca svolgono all’interno dell’Università e allo stesso tempo per denunciare la loro condizione lavorativa precaria e a brevissimo termine, senza prospettive. Gli assegnisti di ricerca sono figure altamente formate. Il loro lavoro è prezioso: portano avanti la ricerca, pubblicano articoli scientifici, dando lustro ai propri dipartimenti. Scrivono progetti e bandi per ottenere fondi, gestiscono laboratori, eventi, conferenze e seminari, tengono lezioni, supervisionano tesisti e dottorandi e fanno molto altre attività importanti. A tutte le responsabilità che hanno gli assegnisti non corrisponde però un riconoscimento adeguato, a partire dalla forma contrattuale. Questi assegni infatti sono una tipologia di contratto che esiste solo in ambito di ricerca e non corrispondono ad un vero e proprio lavoro dal punto di vista contrattuale. Sono contratti brevi (di durata di qualche anno al massimo).

Questa situazione precaria non danneggia solo gli assegnisti, ma va anche a detrimento della qualità stessa della ricerca, che per essere efficace richiede tempi lunghi.

Se questo non bastasse, questi contratti brevi sommati tra loro non possono superare il limite di 6 anni, come previsto dalla legge Gelmini e dalle sue successive modifiche.

Nelle intenzioni teoriche in questi 6 anni gli assegnisti dovrebbero trovare posto in università con figure contrattuali più stabili ma questo non avviene per la carenza di fondi e opportunità.

Molti giovani rischiano quindi di essere espulsi dall’ambiente universitario dopo anni di lavoro di ricerca (perché essere assegnista di ricerca, a prescindere dal contratto, è un lavoro) ed impegno. Questo limite quindi fa uscire dall’università personale altamente qualificato, con una formazione pagata da tutti i cittadini italiani.

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Sondaggio di ADI Bologna sulla situazione emergenziale degli Assegnisti di Ricerca che lavorano presso l’Università di Bologna – dati aggiornati al 24 novembre 2017

Riguardo al limite di 6 anni, abbiamo condiviso durante la manifestazione i dati ottenuti tramite un sondaggio che abbiamo fatto a cui per ora hanno risposto in 294 (il 26% degli assegnisti dell’università di Bologna).

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Sondaggio di ADI Bologna sulla situazione emergenziale degli Assegnisti di Ricerca che lavorano presso l’Università di Bologna – la raccolta data proseguirà fino a fine anno

Ebbene, il 23% dei rispondenti al sondaggio arriverà a questo limite dei 6 anni entro un anno, il 43% dei rispondenti entro 2 anni. Questi assegnisti che attualmente lavorano all’università di Bologna rischiano di essere espulsi dal sistema universitario. Chiediamo di agire per risolvere questa situazione insostenibile e per questo abbiamo partecipato alla manifestazione.

L’ADI condivide a livello nazionale la piattaforma del 24 novembre e le istanze pronunciate dai rappresentanti delle altre associazioni presenti; è necessario scendere in piazza per osservare i diversi volti della precarietà, ascoltarne le voci e pensare assieme a un nuovo piano per restituire dignità a Università e Ricerca.

 

L’ADI Bologna vigilerà affinché le dichiarazioni del Magnifico Rettore fatte durante l’inaugurazione dell’anno accademico siano mantenute perché oltre alle promesse servono iniziative concrete dentro l’Ateneo e a livello nazionale.

Adi Bologna

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